Firenze, taglio alberi e tramvia: la Lega chiede le dimissioni

Mossuto e Bussolin contestano le dichiarazioni attribuite a Filippo Ferraro sulla raccolta firme contro il taglio degli alberi legato alla nuova linea tramviaria.
È polemica a Firenze sulla raccolta firme contro il taglio degli alberi previsto nell’ambito dei lavori per la nuova linea tramviaria. A intervenire sono Guglielmo Mossuto, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, e Federico Bussolin, segretario provinciale del partito, che contestano alcuni commenti pubblicati sui social e chiedono le dimissioni immediate del presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro.

Al centro della vicenda, secondo quanto riferito dai due esponenti leghisti, ci sarebbe un post pubblicato da un ex segretario del circolo PD di Peretola, nel quale verrebbe invitato a boicottare gli esercizi commerciali che stanno ospitando la raccolta firme contro il taglio degli alberi. Alla discussione si sarebbe aggiunto anche il presidente del Quartiere 5, con un commento nel quale avrebbe fatto riferimento agli «avvocati a cui non rivolgersi».

I rappresentanti della Lega giudicano negativamente le dichiarazioni contestate e ritengono che simili prese di posizione siano incompatibili con il ruolo istituzionale ricoperto dal presidente del Quartiere 5.

«Prima un post quantomeno di cattivo gusto dell’ex segretario del circolo PD di Peretola che, “molto imparzialmente”, invita tutti a boicottare gli esercizi commerciali che, in questi giorni, stanno ospitando la riuscitissima raccolta firme contro il taglio degli alberi, causa nuova linea tramviaria, poi ci pensa il presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro, a metterci, se possibile, il carico da novanta, aggiungendo: “e anche avvocati a cui non rivolgersi”», dichiarano Mossuto e Bussolin.
«Una sortita indegna di un rappresentante delle istituzioni fiorentine che dovrebbe vergognarsi di questa affermazione e dimettersi all’istante. Caro Ferraro, quella che lei osteggia apertamente si chiama democrazia, ma forse lei, di democratico, ha solo l’appartenenza partitica», concludono.

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